Eventi e fiere

Live Wine 2017: Milano…al naturale!

dsc_4136Quando si parte alla volta di un qualsiasi evento enologico, bisognerebbe spogliarsi di pregiudizi, luoghi comuni e orpelli superflui, per vestirsi esclusivamente di una sana curiosità, un occhio vivo e attento, un palato recettivo e tanto entusiasmo. Sì, perché , nonostante si beva e se ne parli tanto, il vino, questo misterioso, non finirà mai di stupire e sorprendere, qualunque enofilo o enonauta che dir si voglia. Così, in stato di piena euforia, sono approdata per la prima volta al Live Wine, il Salone Internazionale del Vino Artigianale in programmazione a Milano al Palazzo del Ghiaccio il 18 e il 19 febbraio, che ha lo scopo di promuovere la cultura e il consumo del vino di qualità artigianale e “naturale”, ovvero il vino prodotto e imbottigliato da chi lo segue personalmente in vigna e in cantina, non trattato chimicamente in vigna, vendemmiato manualmente, vinificato senza l’aggiunta di lieviti esogeni e di nessun altro tipo di additivo al di fuori di eventuali limitate dosi di anidride solforosa. Grazie al week-end di Live Wine, Milano è stata “invasa” da oltre un centinaio di vignaioli artigianali: tante bottiglie, etichette, ma soprattutto tanti volti di uomini e donne, volti puliti e sinceri, pronti a raccontare le loro singole storie e quelle delle loro aziende.

Difficile seguire un ordine, ma da qualche parte si deve pure iniziare. Sorso dopo sorso, tra fiumi di parole e sorrisi, posso dirlo a chiare lettere (ancora sono lontana dalla dislessia enoica): c’è molto di più dietro ad ogni calice di vino. Parlo di una perfetta sintesi tra vigna, vignaiolo e terroir, a dimostrazione dell’investimento in risorse e passione che questi produttori fanno sul rispetto del terreno e dell’identità dei vitigni autoctoni. Così, i vini che ne vengono fuori, sono facilmente riconoscibili pur essendo tutti molto diversi tra loro, esprimono appieno il sapore della terra da cui nascono e il carattere di chi li realizza, sono vini personali, che comunicano autenticità e individualità.

Questi vini sono il prodotto del desiderio del produttore di riscoprire il modo con cui si faceva, e si poteva fare, il vino una volta. E sì perché a pensarci bene i nostri nonni, non aggiungevano nulla al mosto né in fase di vendemmia né in fase di vinificazione, da una parte perché questa roba costava molto per i tempi di allora e poi perché, ragionando un po’ a sentimento, il vino gli veniva comunque bene, e nel caso in cui un anno gli veniva meno bene di altre volte, sicuramente era solo un anno più triste, così come deve essere secondo la natura delle cose. Oggi, dietro a questi nettari, c’è sicuramente una filosofia produttiva che ha come obiettivo quello di rispettare l’ecosistema e di creare innanzitutto un prodotto “buono”, con precise caratteristiche di salubrità e leggerezza, mettendo in secondo piano gli aspetti che hanno reso il vino una specialità quasi esoterica. I produttori incontrati qui, sono vignaioli, agricoltori a tutti gli effetti che ragionano in termini artigianali e non imprenditoriali: producono quantità limitate di bottiglie e mettono l’accento sull’ottenimento di un prodotto che piace a loro che lo fanno in primis, più che sull’allargamento del loro mercato.

Si viaggia tra i banchi di questi artigiani, si assaggiano vini, si ascoltano le storie legate alla loro passione e alla loro azienda e mi è subito chiaro un ritorno alla verità del gusto, un sapore al contempo antico, puro e nuovo (in fondo sono capace di intendere, ho degustato segreti, non ho bevuto!). C’è un interesse crescente da parte dei consumatori e del mondo della comunicazione nei confronti del vino naturale e c’è un gran fermento con moltissimi giovani appassionati, numerose iniziative nel settore enogastronomico e aperture di nuovi locali dedicati in maniera quasi esclusiva alla mescita del vino artigianale.

Francia, Austria, Slovenia, su e giù per lo stivale fino alla Sicilia più bella. Quella dei produttori artigianali che stanno rivoluzionando la viticultura dell’isola, che vede oggi sempre  più giovani buttarsi a capofitto in questa avventura. Presenti alla manifestazione, una lista di 18 produttori di vino artigianale siciliano: Abbazia San Giorgio, Nino Barraco, Frank Cornelissen, Crasà, Gianfranco Daino, Marco De Bartoli, DueDei, Elios, Etnella-Davide Bentivegna, Fenech, Bruno Ferrara Sardo, Francesco Guccione, Lantieri – Punta dell’Ufala, Marabino, Porta del Vento, Eduardo Torres Acosta, Valdibella, Viteadovest.

In un quadro variegato e ben assortito della tradizione enologica della Sicilia, i suoi tre Valli, le isole, passando per i territori attorno al nostro Vulcano, stiamo assistendo alla rivincita del vino di qualità, quello lontano dalla chimica e dai lieviti selezionati, che può piacere o meno, ma che va sicuramente premiato per il “coraggio” di non rinnegare il suo legame col territorio, di mostrare qualche  lieve imperfezione tipica di madre natura, collegando in rete produttori ed estimatori di ogni nazione. A questa Sicilia, sono state dedicate due degustazioni guidate: una a tema Etna, versante settentrionale, quello prevalentemente consacrato ai vini rossi, con una degustazione dei vini di alcuni tra i suoi più talentuosi vignaioli a cura di Samuel Cogliati; l’altra al territorio di Marsala che ha un potenziale vitivinicolo autentico e fortemente differenziato che sta ormai dimostrando da anni una vera capacità di esprimersi al meglio su vari fronti: dai vini spumanti ai bianchi e rossi “tradizionali”, dallo storico vino fortificato ai passiti ossidativi.

Credo che il Live Wine, potrebbe essere una buona “intro” per chi ha voglia di confrontarsi con il mondo dei vini naturali, lasciando fuori certi estremismi e proponendo un viaggio di degustazione ed informazione sincero e scanzonato, che incuriosisce trasversalmente i #winelovers e mette a confronto appassionati e piccole realtà in maniera molto diretta e serena. Ho riportato a casa appassionate segnalazioni e diverse emozioni, tutte al naturale, naturale come la nostra curiosità, quella che dovrebbe tenerci sempre svegli ed attenti, ed allora ben vengano vini “liberi” da tutto quello che non occorre per renderli tali.

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